Sono le sei di sera. Arriva una mail che mette in discussione un lavoro di settimane. Le dita sono sulla tastiera prima ancora di aver finito di leggere. La risposta parte, precisa e tagliente. Il giorno dopo serve un'ora di telefonate per ricucire.
Chi guida persone conosce bene questa scena. Dipende poco dalla competenza. Dipende molto dal modo in cui funziona il nostro cervello sotto pressione.
Quando l'emozione arriva prima
Le emozioni nascono più in fretta dei pensieri. Daniel Goleman, nel 1995, ha chiamato amygdala hijack, sequestro emotivo, il momento in cui una reazione intensa prende il comando prima che la parte riflessiva del cervello abbia il tempo di intervenire. Daniel Kahneman ha descritto lo stesso fenomeno parlando di due modi di pensare, uno rapido e automatico, l'altro lento e deliberato.
Le emozioni portano informazioni preziose. Ci dicono che qualcosa conta per noi. La domanda è chi guida la risposta.
Sei secondi
Six Seconds, l'organizzazione internazionale che dal 1997 studia e insegna l'intelligenza emotiva, ha preso il nome da un dato. Ogni ondata delle sostanze chimiche legate a un'emozione, spiegano, dura da quattro a sette secondi prima di essere riassorbita. Se l'emozione continua oltre, siamo noi ad alimentarla di nuovo, con i pensieri che le facciamo girare intorno.
Per questo una pausa breve cambia molto. La chiamano Six Second Pause. Un respiro, uno spostamento dell'attenzione, una domanda. Il tempo che serve perché la reazione si calmi e torni possibile una scelta.
Dare un nome a ciò che si prova
Uno dei gesti più semplici è anche tra i più studiati. Nel 2007 un gruppo di ricerca guidato da Matthew Lieberman ha osservato che dare un nome a un'emozione ne riduce l'attivazione nel cervello, in particolare nell'amigdala. «Sono irritato», «sono preoccupata», detto anche solo a se stessi, crea una piccola distanza tra noi e la reazione.
Il modello Six Seconds organizza questo lavoro in tre passaggi. Know Yourself, accorgersi di ciò che si prova e dei propri automatismi. Choose Yourself, scegliere con intenzione la propria risposta. Give Yourself, agire in coerenza con ciò che per noi conta davvero.
Fermarsi, nel Metodo Tenzo
Nel Metodo Tenzo Fermarsi è la prima fase del cerchio. La guida Giancarlo, con il silenzio e la Pratica seduta. In aula si sperimenta che cosa succede quando, per qualche minuto, non c'è niente a cui rispondere. Poi, con gli strumenti dell'intelligenza emotiva, diamo un nome a ciò che è emerso e lo portiamo nelle decisioni di ogni giorno.
Così la pausa prima di una riunione difficile diventa un'abitudine. Una risposta scritta a caldo resta in bozza per dieci minuti. Una decisione importante si prende dopo un respiro.