Nel logo del Metodo Tenzo, al centro dell'ensō, c'è una ghianda. È il mio segno, e viene dalla teoria della ghianda dello psicologo James Hillman. Hillman la racconta nel Codice dell'anima, uscito nel 1996.
L'idea è semplice e potente. Ogni vita custodisce un'immagine unica, già presente prima che la si possa vivere, come la forma della quercia è già nella ghianda. I Greci la chiamavano daimon, i Romani genius. Hillman ci parla di carattere e di vocazione.
Riconoscere ciò che c'è già
Molta psicologia, osserva Hillman, spiega le persone guardando indietro, alle cause, all'infanzia, all'ambiente. Lui propone di guardare anche verso ciò che chiama una persona e la spinge a diventare se stessa.
Per chi guida un team cambia il punto di partenza. Il potenziale chiede prima di tutto di essere riconosciuto. Spesso si mostra in modi poco ordinati. Un'insistenza, una curiosità che torna, un compito che qualcuno fa bene senza che nessuno glielo abbia chiesto.
Nel coaching succede spesso. Una persona cambia passo quando qualcuno vede in lei qualcosa di vero e glielo restituisce.
Crescere verso il basso
Hillman aggiunge un'immagine che parla a chi guida. Siamo abituati a pensare la crescita come una salita. Lui parla anche di crescere verso il basso. Come gli alberi più alti, che mettono radici mentre salgono verso la luce, una persona diventa adulta scendendo nella vita concreta, nei luoghi, nelle relazioni, nel lavoro di ogni giorno.
È la stessa idea che provo a dire con una mia frase. «Scegli la direzione della tua crescita, resta nel tuo centro e cura le radici. Sono loro a sostenerti quando arriva l'inverno.»
Un talento senza radici resta un'intuizione. Diventa forza quando trova responsabilità reali, tempo e affiancamento.
Il potere di far crescere
In un libro scritto per chi guida le imprese, Le forme del potere, Hillman invita a guardare il potere oltre la crescita e l'efficienza. Accanto mette il servizio e la cura di ciò che già esiste. È una forma di potere silenziosa, ed è quella che permette alle persone di crescere.
Nel Metodo Tenzo questo lavoro vive soprattutto nella fase Essere presenti. Accorgersi di sé e degli altri, cogliere i segnali deboli, lasciare spazio a ciò che sta cercando di nascere.