Tre finestre aperte con tre assistenti diversi. Un testo da rileggere, un riepilogo da controllare, una risposta da verificare. Le notifiche continuano ad arrivare. A fine giornata il lavoro è avanzato, eppure la testa è stanca in un modo nuovo.
Un'attenzione sempre in movimento
Gloria Mark, psicologa dell'Università della California a Irvine, studia da più di vent'anni come usiamo l'attenzione davanti agli schermi. Nei suoi primi studi, pubblicati nel 2004, le persone restavano su uno schermo in media due minuti e mezzo prima di passare ad altro. Mettendo insieme le ricerche fatte tra il 2016 e il 2020, la media scende a 47 secondi. Metà delle volte, racconta, siamo noi stessi a interromperci.
Nelle sue ricerche, cambiare spesso schermo si accompagna a più stress. Ogni passaggio chiede all'attenzione di riorientarsi, e la fatica si accumula anche quando ogni singolo compito sembra leggero.
Quando l'AI stanca
Nel marzo 2026 un gruppo di ricerca di Boston Consulting Group ha pubblicato su Harvard Business Review uno studio su 1.488 lavoratori statunitensi. Hanno chiamato AI brain fry la fatica mentale che nasce quando l'uso o il controllo continuo degli strumenti di intelligenza artificiale supera la nostra capacità cognitiva. Secondo lo studio, questa fatica si accompagna a più errori, a un sovraccarico di decisioni e a un maggiore desiderio di lasciare il lavoro.
Lo stesso studio racconta anche l'altra faccia. Quando l'intelligenza artificiale toglie lavoro ripetitivo e noioso, le persone riferiscono meno burnout e più coinvolgimento. La fatica dipende da come la usiamo.
Rimettere gli strumenti al loro posto
Con la metodologia Human-AI Teaming™ lavoro con i team su una domanda semplice. Che cosa affidiamo all'intelligenza artificiale e che cosa teniamo nel giudizio umano? Rispondere insieme toglie molta fatica. Si sceglie quali strumenti usare davvero, quando controllare e quando fidarsi, quali decisioni restano alle persone.
Poi serve qualcosa che nessuno strumento può dare. Tempo senza schermi, in cui l'attenzione torna a riposare. Nel percorso Digital Disconnection lo viviamo con Giancarlo, nella Pratica del respiro e del silenzio, anche nella secolare foresta di Camaldoli, dove non c'è segnale Internet.